Il neorealismo italiano

Realizzato con mezzi di fortuna e per le vie di Roma,
il film si ispira alla figura di Don Luigi Morosini e narra le vicende di alcune persone del popolo
che, durante

Nel panorama
del neorealismo, occupano un posto di primo piano anche Vittorio De Sica e
Luchino Visconti.
Passato alla
regia, De Sica chiamò al suo fianco Cesare Zavattini,
il maggiore teorico, soggettista e sceneggiatore del neorealismo. Con lui
realizzò una serie di film di assoluto valore e portò
all'attenzione di tutti i problemi degli emarginati che, fino a quel momento,
erano stati completamente ignorati dal cinema ufficiale. E così divennero
protagonisti i ragazzini che in Sciuscià
(1946) sbarcano il lunario lustrando le scarpe e
sognando un cavallo bianco, il disoccupato
che in Ladri di biciclette (1948)
lotta contro tutti per trovare lavoro, i poveri che in Miracolo a Milano (1950) si affidano
all'intervento del cielo, l'anziano pensionato che in Umberto D. (1951)
è assillato dalla disperazione e dalla tentazione del
suicidio, le donne che ne La ciociara (1960)
restano vittime della barbarie dei soldati.


Pur passando attraverso varie esperienze personali, Rossellini, De Sica e Visconti non riusciranno mai a
cancellare del tutto le loro radici neorealistiche.
Rossellini, dopo una "crisi mistica" che lo
porterà a realizzare Francesco giullare di Dio (1949), Stromboli, terra di Dio (1950) ed Europa
'51 (1952), ritornerà ai temi della resistenza con Il Generale della
Rovere (1959) ed Era notte a Roma
(1960); De Sica, sfruttando le incredibili capacità interpretative di attori come Marcello Mastroianni
e Sophia Loren, arricchirà
il gruppo dei suoi eroi popolani e delle vittime della guerra con L'oro di
Napoli (1954), Il tetto (1956), La ciociara
(1960), Il giudizio universale (1961), Ieri, oggi, domani (1963),
Matrimonio all'italiana (1964), Il giardino dei Finzi
Contini (1970), I girasoli (1970); Visconti continuerà a muoversi
tra storia e letteratura con Il Gattopardo (1963), Vaghe stelle
dell'orsa (1965), La caduta degli dèi (1969), Morte a Venezia
(1971), Ludwig (1973).
Essi sono:
Alberto Lattuada: Il
bandito (1946), Luci del varietà (1950), Il cappotto (1951),
La spiaggia (1953);
Luigi Zampa: Vivere in pace (1946), L'onorevole
Angelina (1947), Anni difficili (1948), Processo alla città
(1952), Anni facili (1953), L'arte di arrangiarsi (1954);
Pietro Germi: In nome della legge (1949), Il
cammino della speranza (1950), Il ferroviere (1956), L'uomo di
paglia (1957);
Renato Castellani: Sotto il sole
di Roma (1948), Due soldi di speranza (1951), I sogni nel
cassetto (1956), Nella città l'inferno (1958);
Giuseppe De Santis: Riso
amaro (1949), Non c'è pace fra gli ulivi (1950);
Michelangelo Antonioni: Cronaca
di un amore (1950), I vinti (1952), Il grido (1957);
Luciano Emmer:
Le ragazze di Piazza di Spagna (1950), Terza liceo (1953);
Carlo Lizzani: Achtung! Banditi! (1951), Cronaca di
poveri amanti (1954);
Federico Fellini:
Lo sceicco bianco (1952), I vitelloni (1953), La strada
(1954), Il bidone (1955), Le notti di Cabiria (1957);
Alessandro Blasetti: Prima comunione (1950);
Luigi Comencini: Pane,
amore e fantasia (1953), Pane, amore e gelosia (1954);
Pier Paolo Pasolini: Accattone (1961), Mamma
Roma (1962), La ricotta (1963);
Dino Risi: Pane, amore e…
(1955), Poveri ma belli (1956), Il vedovo (1959), Il sorpasso
(1962), I mostri (1963).
Il tema della
guerra, particolarmente sentito dall'opinione pubblica, fu -–come abbiamo già
visto - largamente sfruttato anche dai registi americani. Cercare, tuttavia,
nei loro film gli stessi elementi che caratterizzarono il neorealismo italiano
è del tutto inutile. La maggior parte di essi,
infatti, ricostruì gli avvenimenti e le battaglie come affascinanti avventure a
schema fisso, dove il nemico è sempre odioso e meritevole della sconfitta - si
pensi, per esempio, a Rommel,
la volpe del deserto (1951) di Henry Hathaway - e il soldato americano sempre eroe e vincitore -
come accade in All'inferno e ritorno
(1955) di Jesse Hibbs -. Si
registrarono, è vero, anche toni di condanna alla follia fratricida e
all'autorità cieca - come ne L'ammutinamento del Caine (1954) di Edward Dmytryk, in Orizzonti
di gloria (1957) di Stanley Kubrick
e in Il diario di Anna Frank (1959) di George Stevens -, ma furono più frequenti le storie
melodrammatiche, come quelle raccontate da Fred Zinnemann in Da qui all'eternità (1953), o da Edward Dmytryk ne I giovani leoni (1958).





Questi stessi
elementi (la paura e la fiducia) ritorneranno in tutte le guerre fantascientifiche
che sembrano stuzzicare la fantasia degli americani e che, con tecniche sempre
più raffinate, vengono periodicamente riproposte:
quelle contro i mostri preistorici (come ne Il risveglio del dinosauro
del 1953 di Eugène Lourié e
ne Il mostro che sfidò il mondo del 1959 di Arnold
Laven), quelle contro gli animali e gli insetti
ingigantiti dalle radiazioni atomiche (come in Assalto alla terra del
1954 di Gordon Douglas),
quelle contro i marziani (come ne La
guerra dei mondi del 1954 e ne La
conquista dello spazio del 1955 di Byron Haskyn).


(Il risveglio del dinosauro; Assalto alla terra; La
guerra dei mondi)

Il genere
poliziesco ripresentò gangsters spietati, ma li rese
- come in Giungla d'asfalto (1950) di Huston
- affascinanti per il loro coraggio,
invidiati per le "pupe" che si portavano dietro e ammirati per il
modo in cui mettevano a repentaglio la loro vita. Fascino che divenne perverso
nei film "neri", come Il terrore corre sul filo (1948) di Anatole Litvak.
All'interno di questo genere si ritagliò un suo personale spazio Alfred Hitchcock, il mago del brivido. Nei suoi film - Il caso Paradine (1947), Nodo alla gola (1948), La finestra sul cortile (1954), Caccia al ladro (1955), La donna che visse due volte (1948), Intrigo internazionale (1959) - i sospetti, gli intrighi, la suspence hanno più che altro risvolti psicologici e non implicano necessariamente la presenza di una polizia che rincorre, spara, uccide.

La commedia
leggera alternò l'ottimismo di Frank Capra (La
vita è meravigliosa del 1946)
all'amarezza di Billy Wilder
(Giorni perduti del 1945, Viale del tramonto del


(Frank Sinatra) (Marilyn
Monroe)
(Gene Kelly)
E così, ai film d'avventura (Il tesoro della Sierra
Madre del 1948 e La regina
d'Africa del 1951 di John Huston)
si aggiunsero i kolossal storici e/o religiosi (Guerra
e pace del 1957 di King Vidor,
Quo vadis? del 1951
di Mervyn Le Roy, I
dieci comandamenti del 1957 di Cecil De Mille, Ben-Hur del 1959 di William Wyler);
ai film di impegno contro la violenza (Un
tram che si chiama desiderio del 1951 di Elia Kazan, Il seme della violenza del 1954 di Richard Brooks, La legge del
Signore del 1956 di William Wyler) fecero riscontro quelli che difendevano i diritti
dell'uomo (Viva Zapata! del
1952 e Fronte del porto del 1954 di Elia Kazan)
e quelli che denunciavano i mali della società (Monsieur
Verdoux del 1947 di Charles
Chaplin, Gioventù bruciata del 1953 di Nicholas Ray, Il gigante
del 1956 di George Stevens), della famiglia ( La
valle dell'Eden del 1954 di Elia Kazan),
dell'individuo (L'uomo dal braccio
d'oro del 1955 di Otto Preminger, Un cappello pieno di pioggia del 1957 di Fred Zinnemann).
In questa
varietà di generi l'industria di Hollywood seppe creare attori-simbolo che
contribuirono in modo rilevante all'affermazione dei
prodotti. Tra essi spiccarono: il prestante Rock Hudson, l'aggressivo Marlon
Brando, la sensuale Elisabeth Taylor e l'inquieto James Dean, morto a 24 anni e
diventato il mito di un'intera generazione di giovani ribelli.

In Russia,
per esempio, dopo la morte di Eisenstein
(1948), Pudovkin (1953) e Dovzhenko
(1956), si affermarono giovani registi meno legati alle direttive del partito
e più disposti alla critica. Questo gruppo, che inaugurò il cosiddetto
"cinema del disgelo", si dedicò alla realizzazione di film teneri e
poetici, dove la guerra, pur facendo ancora da sfondo alle storie narrate,
invece di essere idealizzata, venne vista come
responsabile di affetti spezzati (Quando volano le cicogne del 1957 di Mikhail Kalatazov, Il
quarantunesimo del 1956 di Grigori Ciukrai), di forti delusioni (La ballata di un soldato
del 1959 sempre di Ciukrai), del sacrificio di
giovani vite (L'infanzia di Ivan del 1962 di Andrej
Tarkovskij).

La produzione inglese riservò poca attenzione ai film di guerra. Nel 1957 David Lean raccontò, ne Il ponte sul fiume Kwai, la storia di un gruppo di soldati alleati prigionieri dei giapponesi in Birmania, ma in precedenza i suoi interessi si erano indirizzati sulla commedia (Spirito allegro del 1945), sul genere intimista (Breve incontro del 1945) e sulla trasposizione letteraria (Le avventure di Oliver Twist del 1948).

(Lean: Le avventure di Oliver Twist )
Carol Reed, invece, si dedicò ai
polizieschi (Il fuggiasco del
1947, Il terzo uomo del 1949), mentre sia Laurence Olivier che Orson Welles, proveniente da
Hollywood, scelsero le opere di Shakespeare
(rispettivamente Enrico V nel 1945, Amleto nel 1948 e Riccardo
III nel 1955, il primo; Macbeth nel 1949 e
Otello nel 1952, il secondo).


Al primo
appartengono alcuni vecchi maestri, ormai sulla via del tramonto, ma ancora in
grado di realizzare film interessanti. Tra costoro: Clair (Il silenzio è d'oro del 1947 e Quartiere
dei lillà del 1957); Carné (Mentre Parigi
dorme del 1946); Duvivier (Sotto il cielo di
Parigi del 1949); Renoir (La carrozza d'oro
del 1952).
Infine, il terzo gruppo, quello costituito da una nuova generazione di registi impegnati che stava avanzando, come un'ondata, nel panorama della storia del cinema e che, per l'appunto, prese il nome di Nouvelle Vague.
