Fu così che,
tra il 1930 e il 1940, il cinema francese, che non aveva mai gradito lo
strapotere di Hollywood, si prese la sua grande
rivincita. Alcuni di quegli intellettuali avevano già realizzato film prima
dell'avvento del sonoro; altri non tardarono ad affermarsi e a dimostrare che
per la riuscita di un buon film le idee contano più del denaro.
-
Jean Vigo, morto a soli 29 anni, e autore di Zero in
condotta (1933) e L'Atalante (1934);
-
Jean Epstein, che aveva già
realizzato nel 1923 Cuore fedele e che con L'oro dei mari (1932)
anticipò l'impiego di attori presi dalla strada,
affidando i ruoli dei personaggi a veri pescatori;
-
René Clair, che percorse la
strada "dalla risata alla riflessione" giocando sull'ironia sia ne Il milione (1931), che in A noi la libertà
(1932);
-
Jacques Feyder, che ne La kermesse eroica (1935) denunciò la viltà degli
uomini e celebrò l'astuzia e l'intelligenza delle donne;
-
Jean Renoir, che costrinse a
riflettere sull'assurdità della guerra ne La grande
illusione (1937), sull'alcolismo e sull'omicidio ne L'angelo del male
(1938) e sui vizi dei ricchi ne La regola del gioco (1939);
-
Julien Duvivier, che, dopo aver
girato per la seconda volta la versione filmica del romanzo di Rénard Pel di carota
(1932), si avventurò nei quartieri malfamati di Algeri per narrare le vicende
del bandito della Casbah Pépé-le-Moko (1937);
- Marcel Carné, che con Il porto delle nebbie (1938) e Alba tragica (1939) ricreò le cupe atmosfere dei bassifondi, dove si muovono disertori e malavitosi braccati dalla polizia.




Il genere comico tradizionale, dopo un breve periodo di decadenza, ripropose nuove opere di Chaplin, i film dei Fratelli Marx e tutta una serie di cortometraggi con la coppia Stan Laurel e Oliver Hardy. Alle risate provocate dalle situazioni paradossali di Stanlio e Ollio, altri preferirono il sorriso più misurato della commedia leggera dal finale ottimista, che ebbe in Frank Capra il migliore esponente. Accadde una notte (1934), E' arrivata la felicità (1936), Orizzonte perduto (1937) e L'eterna illusione (1938) sono solo alcuni dei suoi film più celebri di questo periodo.



Particolare
importanza ebbero altri tre generi che avrebbero
occupato, in seguito, un posto di rilievo nella storia del cinema: il western,
il poliziesco e il disegno animato.
Il primo si affermò come il genere tipico del cinema americano e deve gran parte della sua fortuna a John Ford. E' lui il regista de La pattuglia sperduta (1934), di Furore (1940) e di uno dei migliori film western che siano mai stati realizzati: Ombre rosse (1939). Intere generazioni di spettatori sono rimaste affascinate da questo film che può considerarsi a buon diritto "il padre di tutti i western" e che merita, perciò, un trattamento privilegiato. La vicenda narra di una diligenza che, partita da Tonto, deve raggiungere Lordsburg. Siamo nel 1880 e le strade sono poco sicure per la presenza di banditi, avventurieri e pellerossa. Ai passeggeri del primo momento - la giovane moglie di un ufficiale che aspetta un bambino, un giocatore professionista, un rappresentante di liquori e lo sceriffo Wilcox - si sono aggiunti tipi poco raccomandabili, come una prostituta cacciata dalla città, un banchiere disonesto, un medico ubriacone e il fuorilegge Ringo, intenzionato a scovare gli assassini del padre e del fratello. Lungo il viaggio accade di tutto: i Comanci attaccano la diligenza, la scorta viene annientata, la donna partorisce con l'aiuto della prostituta e del medico ubriacone, il fuorilegge si tramuta in eroe, l'arrivo insperato della cavalleria mette in fuga gli assalitori. Non finisce qui: giunti a destinazione, Ringo compie la sua vendetta personale e, con la compiacenza dello sceriffo, oltrepassa la frontiera e va a rifarsi una vita in compagnia della prostituta.

Film tipici di questo genere possono considerarsi: Piccolo Cesare (1930) di Mervyn Le Roy, Il nemico pubblico (1931) di William Wellman, Scarface (1932) di Howard Hawks.
(Hawks: Scarface)
Il disegno animato, dopo i primi tentativi del francese Emile Cohl e degli americani George Harriman e Pat Sullivan, era rimasto ai margini della produzione filmica. Prima o dopo la proiezione del film vero e proprio, con l'evidente scopo di regalare al pubblico alcuni minuti di distensione, venivano proiettati in alcune sale dei "fuori programma" di disegno animato della durata di pochi minuti (dai 3 ai 7).
I protagonisti di questi cortometraggi erano gatti pazzi e simpatici (Krazy Kat e Miao Mao), clown furbi (Koko), muscolosi marinai mangiatori di spinaci (Popeye). Si scoprì ben presto che con questa tecnica era possibile fare esplodere il colore e la musica, si potevano precorrere i trucchi più sofisticati, si dava spazio alla fantasia più sfrenata, si catturava l'attenzione dei bambini e degli adulti.
Intorno al
1920, Max Fleischer (l'inventore di Braccio di
ferro, di Poldo e della "superdiva del cartone animato" Betty Boop) costruì
a Miami appositi teatri di posa e iniziò a produrre film di durata sempre più
rilevante, fino a realizzare nel 1939 il lungometraggio I viaggi di Gulliver. Ma già da diversi
anni un altro regista si era imposto all'attenzione di tutti, accaparrandosi
uno stabile pubblico di bambini: Walt Disney.

Nato a
Chicago nel 1901, Walker Elias Disney
(questo il suo vero nome) aveva cominciato da giovane ad interessarsi di animazione. Dopo aver lavorato come disegnatore per
un'agenzia pubblicitaria di Kansas City e dopo aver fondato senza successo una
compagnia di produzione, Disney si era trasferito a
Hollywood e aveva prodotto, a partire dal 1923 e in collaborazione con il
fratello Roy e con l'amico Iwerks,
una prima fortunata serie di cartoni animati, dove si notavano già le
caratteristiche del suo disegno: la cura del particolare, l'animazione degli
oggetti e l'analogia di comportamento fra animali e uomini.
Il primo vero
"personaggio" di successo della "Walt Disney Production" apparve nel 1928. Era Mickey Mouse, un Topolino allegro e
socievole che si proponeva come cittadino modello, romantico con la topolina Minnie,
ma intransigente contro il gatto zoppo Gamba di legno e la sua banda.
Acquistarono notorietà anche i suoi amici di avventure: il fedele Pippo, il quieto cavallo Orazio,
il sornione cane Pluto.
A Topolino,
Disney affiancò nel 1934 l'enigmatico e misterioso Paperino
(1934), ma già dalla sua casa di produzione di Burbank,
in California, si erano diffuse in tutte le sale "allegre sinfonie"
che animavano scheletri ( La danza degli scheletri del 1929), stagioni (Tempo
di primavera del 1929) e boschi (Fiori e piante del 1932, Fantasia
del 1940) ed era iniziata una splendida
serie di fiabe che avrebbe
incantato i bambini di tutto il mondo: I tre porcellini (1933), Biancaneve
e i sette nani (1937), Pinocchio (1939), Dumbo
(1941), Bambi (1942), Cenerentola
(1950), Alice nel paese delle meraviglie (1951), Peter
Pan (1953), La bella addormentata nel bosco (1959).
Il 1959 fu anche l'anno in cui venne costruita Disneyland, la città-simbolo dell'impero della "Walt Disney Production", che diventerà con gli anni - anche dopo la scomparsa di Walt Disney, morto a Burbank nel 1966 - una grande industria, giacché, oltre al cinema (non solo cartoons, ma anche film per ragazzi e per la famiglia), gestirà lo sfruttamento dei diritti dell'immagine dei personaggi più famosi, una catena di negozi, la vendita di pupazzi, magliette, giocattoli.

